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Articolo in un giornale locale:

MINACCIOSA ASSASSINA ANCORA A PIEDE LIBERO

Dopo settimane di omicidi l'assassina continua la sua opera.

Un ragazzo, sopravvissuto ad un'attacco della killer, ci racconta la sua storia:

Stavo guardando Facebook quando mi girai e guardai l'orologio: erano le 2.

Spaventato dalla reazione che avrebbe avuto mia madre nel sapere che ero ancora alzato, decisi di non andare al bagno.

Spensi il computer e andai a letto, spegnendo la luce.

Poco dopo che stavo a letto, sentii come se la mia finestra si stesse aprendo e subito dopo un tonfo, come se qualcuno fosse entrato in camera mia.

Accesi la luce e guardai in giro: niente.

Mi dissi che era sicuro, e mi tranquillizzai, per poi spegnere la luce.

Mi addormentai subito dopo.

Ma fui svegliato da un vaso che cadde e si ruppe.

Pensando fosse stata la mia gatta o il mio cane, mi rimisi comodo per provare ad addormentarmi.

Ma dei continui rumori, come se la mia gatta stesse correndo a tutta velocità per la casa, come ogni tanto fa, mi tenerono sveglio.

Dopo un pò che continuava con quella corsa, la sentii miagolare, e poi fare un miagolio che sembrava proprio un urlo. Pensai che stesse litigando con il cane, perciò mi rilassai.

Finchè non sentii anche lui guaire.

Poi più niente.

Ero spaventato, non capivo se si fossero picchiati o cosa.

Ma un urlo di mia madre, anche se di nemmeno mezzo secondo, mi fece capire quel che temevo: c'era qualcuno in casa!

Poi sentii mio padre parlare, ma era inutile, quel qualcuno non aveva pietà.

Subito dopo questi rumori sentii dei suoni... come se qualcuno stesse... masticando?

Decisi che dovevo prepararmi per il mio turno, quindi andai in cucina, facendo meno rumore possibile, e presi un coltello, per poi tornare in camera mia e nascondermi sotto il letto.

Dopo qualche minuto il... continuo masticamento finì.

Dopo pochi attimi sentii dei passi avvicinarsi alla mia camera, per poi fermarsi proprio davanti la mia porta! Iniziai a sudare freddo, provai a non gemere, ma ero troppo spaventato per evitare di battere i denti.

Dopo qualche istante che sembrò infinito, sentii i passi allontanarsi.

Feci un sospiro di sollievo, che fu interrotto quando realizzai chi voleva: LA MIA SORELLINA!

Presi tutto il coraggio possibile.

Rotolai fuori dal letto e afferrai il coltello.

Poi, un passo alla volta, seguii l'ombra.

Appena svoltò l'angolo per entrare nella camera di mia sorella, che era illuminata, si fermò un attimo: mi aveva visto?

Però poi entrò.

Sentii mia sorella urlare.

Entrai per vedere solo l'assassina che l'accoltellava proprio al cuore.

Il mio volto si riempì di lacrime, e la tristezza durò poco, per poi tresformarsi in terrore quando il mostro che aveva appena ucciso una piccola creatura innocente mi parlò: - Ciao, Lorenzo. - La guardai e spaventato dissi – C- come sai il mio nome?! -Urlai. - Shh non urlare. Potrebbero sentirti. - Mi disse. 

La guardai.

- Cosa c'è, Lorenzo? Non riconosci la tua migliore amica? - Disse. Non capii cosa intendesse finchè non realizzai chi era: Amelia Lisban. La mia migliore amica delle elementari, medie e prima superiore.

Un'espressione di rabbia si formò sul suo volto, poco illuminato perchè nascosto dal cappuccio della sua mantellina, che ricordo, indossò l'ultimo giorno che ci vedemmo.

Impugnò un coltello, impregnato di sangue, e si avvicinò, fino ad essere abbastanza vicina da accoltellarmi alla spalla, urlai e caddi in ginocchio per il dolore, mentre lei continuava ad accoltellarmi nello stesso punto, ancora e ancora.

Poi mi diede una ginocchiata in faccia e mi sdraiò a terra. Si accovacciò vicino a me, mentre piangevo e soffrivo come un cane per la spalla. - Shh Shh va tutto bene – disse.

Provai ad accoltellarla, ma mi bloccò il braccio e mi rubò il coltello, per poi lanciarlo lontano. Iniziò a farmi taglietti sulle braccia, il petto e la faccia, mentre io gemevo dal dolore. Questo dolore era sopportabile, anche se sapevo che poi avrebbe iniziato a fare tagli più significativi.

Io, dopo poco, le diedi un calcio che la fece cadere. Si alzò, ma il suo cappuccio si era abbassato e potevo vedere la sua faccia: il taglio che aveva sull'occhio era peggiorato.

Provai a fuggire ma mi raggiunse e mise un braccio intorno al mio collo, per farmi cadere a terra, insieme a lei. Mi bloccò le braccia e fece cadere sulle gambe la stampante di mia sorella. 

Il dolore era sopportabile, anche se non riuscivo a muovere le gambe.

Stava per accoltellarmi ancora quando si sentii la polizia.

Lei ringhiò, mi tirò un calcio in faccia e fuggì dalla finestra, lasciandomi a terra.

Subito dopo arrivarono dei polizziotti e mi aiutarono.

Mi affacciai alla finestra e riuscii a vederla su un'albero mentre mi osservava, per poi scendere e fuggire nella nebbia.

Se vedete qualcuno che corrisponde alla descrizione fatta dal ragazzo, contatti subito la polizia locale.































Antipatica

Asociale

Solitaria

Pazza

Futura serial killer

E' cosi che i compagni di Amelia la descrivevano.

Non avevano nemmeno tutti i torti, infatti, lei preferiva la presenza di un blocco per disegnare e una matita, a quella di un'altra persona. A parte qualla di Lorenzo.

Lei passava intere giornate a disegnare, ma, a volte, anche a scrivere  addirittura fantasticare sull'essere un'assassina come il suo... eroe.

Una mattina lei arrivò in anticipo a scuola, e decise di aspettare l'inizio delle lezioni stando seduta sul muretto.

Vide arrivare i suoi compagni di classe. 

Dopo poco che stavà li a non far niente, vide dei bulli mentre picchiavano Susanna, una delle poche persone che tentava di essere amica di Amelia.

Amelia, anche se non le interessava davvero l'incolumità di Susanna, decise di andare a fermare tanta violenza.

- HEY! - Urlò Amelia, attirando l'attenzione dei bulli e dei pochi che erano già arrivati a scuola. - Fermatevi! Non ne vale la pena! - Continuò Amelia.

Daniele, il capo di quei bulli, disse ai suoi due compagni di continuare, mentre lui avrebbe pensato ad Amelia.

- Fermali! - Urlò. - Oh! Oh! Oh! Scusa se rido. - Disse Daniele. - Falli smettere! - Urlò Amelia di rimando.

- Tch. La piccoletta ah una bella faccia tosta. Potrebbe unirsi a noi! - Disse Daniele agli altri. - MAI! - Urlò Amelia.

- Oh, davvero? Mi dispiace tanto. - Disse Daniele.

Schioccò le dita e i suoi due compagni smisero di picchiare Susanna e si avvicinarono ad Amelia, che, pur sapendo che avrebbe perso la lotta, avrebbe comunque avuto la soddisfazione di avere aiutato Susanna.

Daniele tirò un pugno ad Amelia, che la prese in  piena faccia, lei mise una mano sul naso e poi lei fece entrambe le mani a pugno e colpi il ragazzo.

Lo prese, ma lei non era molto forte, mentre lui si, e non gli fece molto male.

Si accorse troppo tardi che il terzo non c'era più. Alessandro la spinse e lei inciampò su Francesco, che le stava dietro. 

Lei cadde a terra, non ebbe il tempo di alzarsi che i due schiavetti di Daniele la stavano tenendo ferma mentre Daniele la prendeva a calci. 

Dopo un po' iniziò ad uscire della bava dalla bocca di Amelia, e i vestiti erano davvero stracciati peggio di quelli di un barbone. Quindi i bulli se ne andarono.

Lei si raggomitolò su se stessa, agonizzante.

Subito dopo Susanna le si avvicinò e la ringraziò, per poi chiederle se stava bene.

Di tutta risposta Amelia cominciò a tossire sangue, per poi svenire.





















Si risvegliò nel suo letto. 

Sentì la madre che stava preparando la cena in cucina.

- Mamma! - La chiamò.

Sentì dei passi avvicinarsi e poi la madre entrò in camera sua.

- Tesoro! Stai bene? - Chiese ad Amelia. - A meraviglia – Rispose Amelia, in tono sarcastico, per poi tossire.

- Mh. Sembra che i ragazzi che ti hanno attaccata non ti abbiano fatto danni permanenti. -

Disse la madre alla figlia.

- Quindi domani tornerò a scuola?  - Chiese Amelia. - Si. - Rispose la madre.

Amelia fece un grande respiro e poi fece uscire la madre.

Il resto di quella serata e la notte volarono, e Amelia il giorno dopo era già in classe.

Disegnò finchè, all'intervallo, Eleonora non le chiese se aveva visto il suo bracciale.

Amelia non rispose. Non amava parlare con i suoi compagni, ci parlava solo in situazioni estreme. Allora Eleonora insistette.

Amelia sospirò. E le rispose con un semplice – No. -.

Eleonora si accovacciò a terra e iniziò a cercare nello zaino di Amelia.

Amelia se ne fregò. Tanto sapeva che non avrebbe trovato altro che matite e fogli.

Però Eleonora tirò fuori un bracciale. Guardò Amelia. 

La tirò per i capelli e la costrinse a guardarla.

- COS'E' QUESTO? - Le urlò. Amelia non fece nemmeno un' espressione sorpresa. Niente che potesse dire che non era colpevole.

Eleonora le diede uno schiaffo e le lasciò i capelli.

Amelia si toccò la testa e si rimise a disegnare.

Finchè non venne Luca che le disse: - Stai sempre... STAI SEMPRE A FARE QUESTE COSE INUTILI! - Le prese il blocco, e iniziò a strappare i disegni che Amelia aveva fatto fino ad allora su quel blocco. Per la prima volta Amelia fu davvero arrabbiata: Si alzò e gli diede un pugno in faccia. Come ho già raccontato, Amelia non era molto forte...

In poco tempo Luca l'aveva già atterrata.

E si misero anche alcuni compagni a picchiarla.

Stettero a picchiarla per il resto dell'intervallo.

Finchè uno di loro non disse: - Arriva la prof! - E tutti tornarono al loro posto.

Anche Amelia si trascinò al suo banco.

Appena arrivato in classe il professore diede un'occhiata alla classe e con tono sorpreso chiese: - Cos'è successo Amelia?! - Amelia non rispose, abbassò semplicemente la testa.

Il professore non insistette per una risposta, ma scrisse  un'avviso sul diario di Amelia. Lei non volle leggerlo.

L'ora di uscire arrivò velocemente.

Mentre Amelia stava scendendo per la strada per dirigersi al negozio della madre, fu fermata dagli stessi bulli che le fecero sputare sangue.

Stavolta erano armati di coltelli.

- Bene bene bene... Chi abbiamo qui! Una ladra. - Disse Daniele, mentre gli altri iniziarono a ridere.

Poi si avvicinarono e accoltellarono Amelia ad una coscia. 

Poi provarono a sfigurarle il volto, ma lei spostò la testa, e le fecero un taglio che dalla fronte attraversava l'occhio destro per arrivare alla fine della sua guancia.

Lei urlò di dolore.

I bulli volevano solo ferirla e farle dei graffi sulla faccia, non volevano farle danni permanenti!

Quindi lanciarono i coltelli e fuggirono, lasciando Amelia che agonizzava sul marciapiede.

Poi svenì.

Si risvegliò in un letto d'ospedale, con sua madre accanto.

La madre la abbracciò.

- Amelia! Come ti senti?! - Le chiese.  - Mi fanno male l'occhio e la coscia. - rispose Amelia.

- Cos'è successo? - Le chiese la madre.

Amelia le spiegò tutto.

E appena alla fine della spiegazione entrò un dottore che le tolse delle bende dall'occhio.

La madre saltò giù dalla sedia per la sorpresa.

Amelia guardò la madre e poi scese dal letto per andare al bagno a vedersi allo specchio.

Aveva molto sangue intorno all'occhio e molto pus che usciva da alcuni punti del taglio ancora aperti.

Lo toccò.

Pizzicava appena.

Guardò la madre e poi di nuovo lo specchio.

- Bè... Non è poi cosi male...- Disse la madre.

- Non è male?! Non è male?! E' semplicemente PERFETTO! - Rispose Amelia cominciando a ridere.

La madre sconvolta chiese al dottore – Mia figlia è a posto... mentalmente? - sussurrando. - Si, un comportamento del genere è normale per chi ha assunto una grossa quantità di morfamina. -

La madre sospirò.

Dopo un pomeriggio di controlli, lasciarono andare Amelia.

La madre di Amelia aveva delle commissioni da fare, quindi disse ad Amelia di andare a casa da sola, tanto stava dietro l'angolo.

La madre si era appena allontanata che Amelia si avviò. 

Ma apparvero di nuovo quei maledetti bulli.

Stavolta non dissero niente, l'attaccarono direttamente.

Lei era sorpresa, e capì cosa cavolo stesse succedendo troppo tardi.

I bulli la accoltellarono al braccio destro.

Lei urlò. Poi la presero e la lanciarono addosso ad un albero.

Lei non riuscì nemmeno ad alzarsi che iniziarono a prenderla a calci.

Poi dopo l'ennesimo calcio in faccia Amelia riuscì quasi a sentire la sua psiche che evaporava via.

Ora non aveva più il pensiero razionale, riusciva solo ad uccidere. 

Quindi bloccò uno dei calci che stava per colpirla e tirò, facendone cadere uno.

Poi approfittò della sorpresa degli altri per spezzare il braccio a un'altro e a rubargli il coltello.

Poi lo accoltellò proprio al cuore.

Lei approfittò della sorpresa dei due per fuggire.

Prese un bastone da terra e lo usò per attaccarne uno alla testa. Cadde e non si alzò più. 

L'ultimo aveva le lacrime agli occhi, e provò ad accoltellarla, ma lei lo bloccò e lo fece cadere a terra.

Si accovacciò e col coltello lo accoltellò e ci sprecò del tempo per ucciderlo.

Poi gli aprì la cassa toracica e gli strappò il cuore, per poi tenerlo e fuggire.

Si nascose nella cantina di casa sua e iniziò a smangiucchiare il cuore del ragazzo.

Sentì la madre arrivare a casa e chiamarla.

- Sono in cantina – disse Amelia. La madre iniziò a scendere le scale – Sai, davanti all'ospedale sono stati uccisi dei ragazzi ed ero preoccu- La voce della madre di Amelia si spezzò appena vide la felpa bianca di Amelia essere ormai rossa e la... cosa... che aveva in mano.

La madre indietreggiò. - Cosa c'è, mamma? Non sei contenta? - Chiese la figlia. - S – Si tesoro... Sono m – molto contenta... Ora... Vai a letto, per favore. - Le rispose la madre. 

Amelia si alzò e si diresse verso camera sua.

Fra mille dubbi e paure, la madre riuscì ad addormentarsi.

Però fu svegliata da dei rumori che venivano dalla camera di Amelia.

Sembrava che qualcuno stesse piangendo... o ridendo?

Si avvicinò alla porta della camera della figlia e l'aprì.

Vide una cosa orribile. 

La finestra della figlia era aperta, e c'erano due cadaveri dietro quella che un tempo era la sua bambina... 

Amelia si stava... truccando?

- Oh, ciao mamma! - Disse. - Che ci fai ancora sveglia? - Le chiese Amelia.

La madre gemette. - Bè, non importa. - Disse. Si girò e fece vedere alla madre l'ennesima prova che non era più sua figlia: aveva evidenziato il taglio che le aveva regalato la cecità ad un occhio col sangue, e aveva ricoperto i suoi capelli di sangue...

Poi si era messa qualcosa intorno agli occhi... sembrava... cenere?

Poi gli occhi della madre si spostarono dalla figlia e si spostarono sui cadaveri. Uno era bruciato.

La madre deglutì.

- Cosa c'è mamma? Non ti piaccio? - Chiese Amelia. - N – no tesoro... sei bellissima! Sai che faccio ora? Chiamo papà e gli dico di venire a vedere quanto sei bella! - Rispose la madre. Amelia sorrise, mostrando dei denti pieni di sangue.

La madre si precipitò in camera sua, compose il numero del suo ex marito e quando rispose gli disse che sua figlia era impazzita e che doveva venire subito... - Hai mentito. - Bastarono queste due parole per far raggelare il sangue alla madre. - HAI MENTITO! - Urlò Amelia, correndo contro la madre per poi accoltellarla al cuore. 











Inutili furono i richiami del padre che venivano dal telefono, perchè ormai Amelia era già uscita da quella casa per andare a fare altre vittime.

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