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Io e lei eravamo felici, troppo felici per essere vero, sapevo che quel legame tra noi si sarebbe spento, ma credevo per un motivo più... importante.

Lei aveva un cane, Sparkle, lo amava più di ogni altra cosa... addirittura più di me.

Un giorno, Sparkle morì, da quel giorno Amy non si diede pace, continuava a piangere a ripetere il suo nome o frasi come "Perché sei andato via? Dove sei? Dove sei finito, dove?!" sia di notte che di giorno.

Non potevo più sopportarla... Le lacrime fuoriuscivano dai suoi occhi rossi e assonnati, scendevano per tutto il volto consumandolo, ogni minuto che passava emetteva un lieve gemito.

Mi ero scocciato...

Di vederla soffrire...

Per chi poi?

Per uno stupido cane.

No, non si preoccupava più per me, da quando perse quel suo stupidissimo animale, io per lei non esistevo...

Questa cosa mi irritava, non mi andava di non essere minimamente calcolato.

La sopportai per mesi e mesi finché un giorno la vidi seduta davanti alla tomba di Sparkle, piangeva, batteva i pugni a terra, urlava, lacrimava, era piegata, ogni secondo che passava si chinava sempre di più.

Preso dalla rabbia, dal dolore e dalla gelosia la presi per il braccio stringendolo più forte che potevo, la trascinai con forza nel garage, iniziai a storpiarle il volto, la feci soffrire per tutto ciò che mi aveva fatto passare, iniziai a pugnalarla lentamente nello stomaco, le feci tanti tagli lungo le braccia e le gambe, fino a quando lei non si mosse più.

Non passò un secondo che mi ripresi, mi pentii di quel che avevo fatto incontrollatamente, non potevo tornare indietro ora... Lei era morta, dovevo accettarlo anche io.

Ma mi sbagliai, lei non era morta, il suo corpo lo era, la sua anima no.

Mi seguiva... ovunque andavo, mi fissava con quel piccolo occhio che lacrimava sangue, i capelli scompigliati e sparsi sul volto...

Stavo diventando matto, piangevo, non la sopportavo più cazzo...

Piangevo anche per quell'errore che avevo commesso...

Finché non mi accorsi che lei voleva farmi passare quel che aveva passato lei.

La sopportai di nuovo per mesi, troppi mesi.

Stufo e distrutto da questa storia, presi un coltello e posi fine alla mia vita.

O almeno credetti di averlo fatto, mi risvegliai in una stanza sigillata, mi guardai attorno pensai che fosse finalmente sparita, mi sbagliai ancora una volta, mi girai di nuovo e la vidi, mi fissava ancora, in quell'angolo, mi guardava, mi spaventava, era come se volesse uccidermi nel peggiore dei modi...

Le iniziai ad urlare contro, ero completamente impazzito, mi lanciai su di lei, ma non feci in tempo a colpirla che lei si era spostata dietro di me, sbattei la testa contro la parete, rimasi ore per terra in quella stanza, mi risvegliai. Non c'era più. Se n'era andata.

Non la volevo con me ma...

Mi manca troppo, non riuscivo a smettere di piangere...

Di piangere per quel che avevo fatto, per quello che avevo provato nei suoi confronti...

Per quello che avevo commesso per sbaglio.

Mi iniziai a storpiare il viso fino a diventare un mostro.

Ma lei non tornò mai... Mai.

Sono ancora rinchiuso in questa stanza, non sopporto la solitudine che mi circonda... Mi resi conto del dolore che lei aveva provato, ma me ne resi conto troppo tardi.

Ma io lo so che non è sparita, so che mi fissa ancora di notte, indecisa se uccidermi o meno.

Se farmi provare quel che io ho fatto provare a lei.

Lei mi osserva mentre dormo, spera che non lo faccia anche con te, non sei mai al sicuro, sopratutto mentre dormi, ricorda.
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